Siamo fermi a Beautiful

Nel giugno del 2005 proponevo a tutti di realizzare un aggregatore di blog liberal-conservatori. Allora si era in una fase pioneristica del web: scrissi il “Manifesto dei blogger liberali”, si creò un certo interesse e si decise di creare Tocqueville.it. di Paolo della Sala - lapulcedivoltaire.blogosfere.it Torna a Il cambiamento del centrodestra partirà anche dal Web? - Blogger a confronto
11 AGO 20
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Nel giugno del 2005 proponevo a tutti di realizzare un aggregatore di blog liberal-conservatori. Allora si era in una fase pioneristica del web: scrissi il “Manifesto dei blogger liberali”, si creò un certo interesse e si decise di creare Tocqueville.it.

Esattamente un anno dopo organizzai con la rivista Ideazione un convegno di blogger, titolato ecumenicamente “Informazione e Libertà”. Intervennero Mario Sechi, Adriano Teso, Antonio Palmieri, Diaconale, Taradash, Andrea Mancia e Pierluigi Mennitti allora direttore di Ideazione, oltre a un centinaio di blogger. A noi sembravano numeri di successo. Mario Adinolfi invece lo giudicò “un fallimento”. Aveva ragione. Avremmo dovuto fare dei passi più coraggiosi, ma qualcuno o qualcosa ci frenò. Io chiedevo di fare di Tocqueville un vero e proprio giornale web, quello che poi è esploso quest’anno, con Lettera43 di Paolo Madron e Linkiesta.it dell’area del Riformista. Ancora l’anno scorso ho perso un paio di mesi per un progetto simile, utile a una politica libera, indipendente e in grado di creare idee e policy (viviamo uno stallo di anni).

Allora i partiti del centrodestra non si accorgevano di “un cambiamento ormai evidente nel web”. Oggi aggiungerei che Il Giornale e Libero sono diventati ultraconservatori, nel senso che hanno piazzato il pensiero in un Palazzo d’Inverno, senza più proporre e innovare.
Dopo avere analizzato una sinistra che mi sembrava irrimediabilmente postprandiale, nel 2005 scrivevo sbagliando che, se [if] la rete è libera perché i blogger-cittadini sono giudicati solo per il valore di ciò che dicono, allora [then] il popolo della sinistra non ha chances di vittoria, in quanto è abituato al pensiero di massa, al seguito degli ideologues e delle avan/guardie di turno. Era un’inferenza sbagliata. La rete può essere più collettivista di un Soviet, e più verticale del potere bismarckiano. Non la verticalità anarchica di New York, ma quella della Mosca in cui si progettò un Palazzo dei Soviet alto 415 metri, sovrastato da una statua di Lenin alta 100 metri. Ebbene quel palazzo è stato eretto, nella rete: la comunicazione italiana è di sinistra.

Quali sono le cause?
 Nel 2005 per me la cultura politica del centrodestra era “ancora appiattita sulla centralità dei media televisivi e sulla interconnessione di questi con la carta stampata”. Oggi aggiungerei che il conflitto di interessi di SB nuoce soprattutto al centrodestra, ai tea party, ai laico-liberali, ai cristiani… Se poi si arrivasse a un sistema televisivo tripartito, con La7 in mano a Repubblica-De Benedetti… A Mediaset interessa trasmettere telefilm e intrattenimento anche dozzinale, se ciò produce audience. Al post-gramsciano invece la comunicazione serve per produrre consenso. E la verticalità cattocom fa in modo che la notizia arrivi ovunque a livello molecolare. Al contrario qualcuno ha mai visto due liberali riuscire a non produrre tre idee opposte con due crani a disposizione?
 Sei anni fa la mettevo così: “Si tratta di creare piattaforme e strumenti transmediali che connettano i diversi media. E' questa la missione del portale Tocqueville… Chi capisce l'importanza dei nuovi media otterrà un successo più largo di quello elettorale. E' il momento di dare voce all'intelligenza e forma alle idee”.
 In politica si vince utilizzando insieme sia i mezzi classici sia i più innovativi. Obama ha vinto così, noi siamo fermi a Beautiful.
di Paolo della Sala - lapulcedivoltaire.blogosfere.it